Quest’anno il Met Gala ci ha sorpresi tutti con un tema molto particolare: il camp. Se non conoscete l’esistenza di questa parola, tranquilli, non siete gli unici!

Camp”  ha a che fare con tutto ciò che è stravagante, particolare, eccentrico. E direi che molti di loro hanno fatto proprio centro! Vediamo quali sono i look più particolari.

  • Al primo posto senza dubbio Katy Perry vestita da lampadario firmato Moschino. Senza dimenticare il suo after party!

 

  • Il secondo posto lo occupa Lady Gaga che ha provveduto ad un vero e proprio effetto Matrioska sulla scalinata del Met Gala a New York. Infatti, la popstar ha indossato ben 3 mise firmate Brandon Maxwell, concludendo con uno spogliarello finale.

  • Al terzo posto Emily Ratajkowski, a detta di molti, quasi in topless con un abito firmato Dundas.

Tutte noi infondo abbiamo sentito la mancanza di personaggi di spicco come Rihanna, Blake Lively, Beyoncé che, durante gli anni scorsi, hanno dato vita ad un vero e proprio spettacolo per i nostri occhi. Speriamo che ritornino l’anno prossimo!

 

Avere una pelle sana e sempre idratata non è semplice. Per fortuna Panasonic ha pensato bene di dare una mano a noi donne, creando il nuovo Attivatore di Giovinezza della linea Japanese Rituals, un rivoluzionario trattamento anti-age.

Si tratta di uno stimolatore a microcorrente 3 in 1 dotato di vibrazioni soniche, tecnologia caldo-freddo e micro-cariche che stimolano il movimento degli ioni nel corpo. L’obiettivo di questo prodotto è ridurre la profondità delle rughe in sole 4 settimane, scopo facilmente raggiungibile attraverso l’uso quotidiano della cura anti-età che richiede solo pochi minuti!

Dopo aver lavato accuratamente e deterso il viso, accendere l’apparecchio con il tasto di accensione, selezionare con “warm” il livello di temperatura della testina in titanio e con “micro-current” l’intensità degli impulsi-correnti. Semplicissimo da usare, richiede solamente tre fasi:

Fase purificante: Applicate sulla testina dell’attivatore un dischetto di cotone imbevuto di tonico. Basta procedere con dei movimenti dal basso verso l’altro per 3 minuti.
Fase idratante: Dopo aver rimosso il dischetto e aver pulito la testina con un panno umido, applicate sul viso una crema idratante a vostro piacimento e aiutare la penetrazione con l’utilizzo del dispositivo per 3 minuti.
Fase raffreddante: Questa fase finale riduce il senso di gonfiore dovuto al calore e rende più elastica e tonica la pelle. La durata è di 3 minuti.
L’Attivatore di Giovinezza Panasonic è un vero e proprio toccasana per la nostra pelle. Pensate che la modalità purificante rimuove 1.6 volte in più le impurità dei pori, mentre la modalità idratante consente il 40% in più di assorbimento dei prodotti.

Ricordatevi di non bagnare con l’acqua il dispositivo e soprattutto di utilizzare quotidianamente questo trattamento, affinché i risultati possano essere visibili quanto prima.

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Come sfortunatamente sappiamo, Karl ci ha lasciati. Ma il suo segno rimarrà per sempre indelebile su questa terra…

Sto parlando di Karl Lagerfeld, morto il 19 febbraio 2019, uno degli stilisti più creativi nel panorama mondiale. Multiforme, eclettico ed eccentrico, ha avuto la direzione creativa della maison Chanel dal 1982.

Karl incontra la moda grazie a sua madre che nel 1949 lo porta alla sua prima sfilata, di Dior, a Parigi. Egli è stato un autodidatta della moda. Nato da una famiglia benestante di Amburgo, da padre ricco industriale e madre violinista, emigra con quest’ultima nel 1953 a Parigi.

Qui si scopre il fascino della moda, e la sua passione lo porta a vincere un concorso internazionale, il Wool Secretariat, ex aequo con Yves Sain Laurent. A seguito del premio vinto, nel ’54 riceve da Pierre Balmain il suo primo lavoro nella moda.

Nel 1962 diventa il primo freelancer dell’industria della moda lavorando tra Francia, Italia, Gb e Germania e lancia un’etichetta tutta sua. Nel ’65 ha cominciato la collaborazione con Fendi. Nel ’64 è la volta di Chloe.

Celeberrima la sua dichiarazione in cui diceva di considerarsi un freelance, dove free stava per lo spirito libero che ha sempre voluto essere e lance gli ricordava la parola francese lancé, come era un tempo definita un’ambita cortigiana. Karl, infatti, si considerava libero e mercenario.

E proprio da uomo “libero e mercenario” il grande stilista ha diretto due prestigiose maison: Chanel e Fendi. La sua direzione ha dato un’impronta inconfondibile alle due case di moda: insostituibile e totalizzante ne ha diretto anche le compagne pubblicitarie come fotografo e regista.

Nella sua lunga carriera ha collaborato anche i con i colossi low cost come H&M, per il quale ha firmato una collezione edizione limitata nel 2001 andata a ruba in soli due giorni, e dal 2010 ha firmato per 4 stagioni le collezioni di scarpe Hogan, per cui ha ripensato sneaker e ballerine.

I progetti a edizione limitata con i brand più noti sono stati una sua caratteristica importante: oltre che con H&M anche Melissa, Macy’s, Vans e Vilebrequin. Per Rolex ha anche disegnato il cronografo Oyester Perpetual Milgauss, un modello unico capace di resistere a campi magnetici di 1000 gauss.

Non solo moda, ma anche fotografia e video rientrano tra le sue più grandi passioni. Nel 2011 ha firmato il calendario Pirelli dedicato alla mitologia degli eroi e delle divinità del Pantheon greco romano. Ha lavorato come fotografo anche per le campagne di Chanel dove ha progettato scenografie spettacolari per le sfilate.

Non possiamo dimenticare le sue esperienze da regista. Pensiamo ad esempio Once and Forever, cortometraggio di cui era regista con protagonista Kristen Stewart nei panni di Coco Chanel da giovane e l’attrice Geraldin Chaplin nei panni della stilista nell’età adulta.

Poi lo abbiamo visto anche come costumista in diverse occasioni: da La Scala di Milano ai due tour Re-Invention di Madonna e per lo show di Kylie Minogue del 2006.

Karl ha sempre mantenuto uno spirito indipendente, creativo e poliedrico. Egli era considerato l’incarnazione dello stilista geniale ma non solo: un artista unico nel suo genere.

Ci mancherai, Karl.

Oggi vi parlo di uno degli eventi più importanti della moda internazionale: la Fashion Week di Milano.
La “Milan Fashion Week” è nata nel 1958 prendendo come modello le sfilate di G.B. Giorgini, che nel 1951 a Firenze fu il primo a mostrare le collezioni degli stilisti di alta moda italiani a giornalisti e buyer stranieri. Fin da subito riuscì ad avere rilevanza fondamentale finendo per spostare il centro della moda a Milano negli anni settanta.
In quegli anni le prime le sfilate di “prêt à porter” sono tenute alla Fiera di Milano da stilisti come Walter Albini, Krizia e Missoni, seguiti negli anni da Giorgio Armani, Versace, Gianfranco Ferré e Dolce & Gabbana.  Si tratta di marchi storici milanese ai quali negli anni si sono aggiunti marchi internazionali, adesso anche asiatici. La settimana milanese fa parte delle “Big Four”, ovvero dei quattro eventi ritenuti più importanti in quanto svolti nelle capitali della moda: New York, Londra, Milano e Parigi.

La settimana della moda a Milano è organizzata dalla Camera Nazionale della moda italiana promuovendo lo sviluppo di quest’ultima. Dal 2010 l’evento è organizzato presso il Fashion Hub. Il calendario di quest’anno è stato particolarmente intenso e ogni giorno ci sono state sfilate che hanno illuminato i sogni di noi donne. La kermesse milanese ha presentato le novità degli stilisti più famosi e di quelli più innovativi per l’abbigliamento autunno inverno 2019-2020.
Ma incominciamo a vedere quelle che sono le proposte che ci hanno più colpito!

Iniziamo con Giorgio Armani e il suo gran finale in rosso. Nella Fashion Week vi è il via libera al colore: audace forte e deciso. La sua proposta è un inno alla vita dove riesce a mixare un paio di shorts con una giacca al maschile senza perdere la sensualità femminile, basandosi su degli accostamenti cromatici veramente particolari e audaci come il blu e nero.
Armani ha anche lanciato una nuova tendenza: i giochi di volume. Mettendo insiemi capi stretti e larghi, infatti, ha mostrato dei look molto seducenti.

Estremamente audace anche la donna romantica di Philosophy dove tulle, trasparenze, stampe animalier la fanno da padrona e dipingono una donna che vuole sedurre ed è consapevole della propria essenza. I maglioni a collo alto sono stati un punto di forza realmente accattivante nelle sfilate di Philosophy.

Tra le novità che hanno colpito vi è sicuramente il progetto di OneOnOne, che realizza maglioni unici nel loro genere recuperando punti e lavorazioni tradizionali rigorosamente a mano.

Nelle sfilate di questa entusiasmante settimana sono tornate le giacche lunghe come quelle proposte da Missoni. Semplici e colorate formano degli stupendi outfit poiché combinate con qualsiasi capo d’abbigliamento.
Tra i trend per la stagione autunno / inverno più grintosi vi è sicuramente l’animalier. Lo troviamo declinato su maxipull di lana tigrati in Max Mara, su un cappotto dal motivo leopardo di Bottega Veneta e infine su piumini avant gard di Richard Quinn per Moncler Genius.

Lo stile floreale sarà un altro must per le donne nel prossimo autunno. Le rose fanno da padrona sulle passerella di MSGM e di Prada, dove abiti rigorosi si impreziosiscono di mazzi di rose e tulipani satin.
Non mancalo stile maschile che è diventato sinonimo di eleganza per la moda italiana: pensiamo al Principe di Galle che è una vera ossessione tessile che connota quasi tutte le collezioni presenti alla MFW.
Ed infine c’è la pelle, tantissima pelle nera e non solo. Per giubbotti e trench ma anche per tailleur giacca e pantalone, fino alle combinazioni shorts e camicia di Tod’s.

Ragazze, dopo la MFW possiamo dire che ce ne è proprio di tutti i gusti. Ma due caratteristiche regnano comunque sovrane: eleganza e seduzione.
E ora forza… è il momento di far strisciare la carta di credito… gli stilisti li hanno disegnati… noi li compriamo!

La pelle è un organo complesso che ci difende da tutti gli elementi esterni che possono essere pericolosi per la nostra salute e per il nostro equilibrio psico-fisico.

Ripetiamo spesso che, per avere una pelle sana e luminosa, sono molti gli aspetti che vanno curati. Da sola, una crema non fa miracoli, così come l’alimentazione corretta o uno stile di vita adatto. Tutti insieme, però, questi fattori donano un colorito roseo ed una pelle elastica che invecchierà più lentamente. Oggi affrontiamo il tema alimentazione sana per una pelle curata e sana.

Scegliere con cura cosa mangiare può sia conferire luminosità e potenziare la compattezza della nostra pelle sia, viceversa, causare o peggiorare fastidi e inestetismi. Incominciamo col vedere cosa NON mangiare, partendo dai cibi che sono un attentato alla nostra cute e alla nostra bellezza.

Innanzitutto è consigliabile non esagerare con l’utilizzo delle farine bianche, bensì sostituirle con le rispettive versioni integrali e ridurre l’uso degli zuccheri. Infatti dolci e cereali raffinati sostengono la tendenza della pelle a sviluppare infiammazioni e irritazioni, poiché stimolano eccessivamente la produzione di insulina, ormone proinfiammatorio. Il latte e i suoi derivati, invece, facilitano la comparsa dell’acne e quindi sono anch’essi da tenere a debita distanza.

Quindi cosa conviene mangiare per avere una pelle sana e giovane?
La risposta è semplice: alimenti contenenti la vitamina E, che è una dei più potenti antiossidanti naturali. Qui dobbiamo per forza ricordare l’olio extravergine di oliva, il germe di grano (lo troviamo nel pane e nella pasta integrali) e la frutta in guscio (mandorle, e semi di girasole).

Molto importanti anche gli alimenti che contengono la vitamina C, preziosa per la pelle poiché stimola la rigenerazione dei tessuti e promuove la sintesi del collagene, la proteina con funzione di sostegno che mantiene tonica la cute. Buone quantità di vitamina C si trovano anche in kiwi, fragole, melone, mele, pomodori, peperoni, cavoli, broccoli, asparagi, spinaci oltre che ovviamente nelle arance e nei mandarini. Gli alimenti contenenti omega 3 aiutano la pelle attraverso un idoneo apporto idrico e favoriscono l’elasticità della cute. Essi esercitano una funzione antinfiammatoria che contrasta l’acne e altri disturbi cutanei. Per fare il pieno di omega 3 bisogna mangiare spesso pesce grasso, noci, nocciole, semi di zucca e noci del Brasile.

Questi sono piccoli consigli per un’alimentazione sana che aiuta a mantenere in salute la nostra pelle. Un fattore fondamentale è la costanza, facendo in modo che l’alimentazione sana diventi uno stile di vita.

Come già saprete, a novembre ho trascorso cinque giorni a Barcellona insieme alla mia amica nonché fotografa Federica Ferraioli, grazie alla collaborazione con CarolTravel, l’agenzia di viaggi di Carola Lanzara.

Siamo partite precisamente il 10 novembre, con una macchina fotografica al collo, una valigia stracolma di vestiti e tante idee per la testa. 

Foto di Federica Ferraioli

Non appena atterrate all’aeroporto di Barcellona-El Prat, abbiamo preso un aerobus che ci ha portate dritte a destinazione… o quasi. La mancanza di praticità di me e Federica, completamente disintegrata dalla vastità della città, ha fatto sì che venissero prelevati i primi 5 euro dalla carta di credito per usufruire di Uber, il servizio privato di taxi che ci ha praticamente salvato la pelle durante tutto il soggiorno in Spagna.

Finalmente arriviamo in hotel, accuratamente scelto da Carola, e a due passi dall’arco di Trionfo. Veniamo accolte dal calore del portinaio che, solo in un secondo momento, ahimè, sarebbe diventato un nostro assiduo nemico. Ma questa è una storia che vi racconto dopo. Entriamo in stanza e, con l’adrenalina a mille, in un batter d’occhio disfiamo le valigie per scegliere i capi con cui scattare le prime fotografie. Macchina fotografica, portafogli, make-up, cibo rubato dalla colazione che avremmo dovuto consumare il giorno dopo e go! Sembrava di essere a casa: gli spagnoli non erano affatto male, al contrario, erano simpatici e accoglienti. 

Primo giorno : 

Negozio: Virgola Milano Blow

Ovviamente il parrucchiere. Chi mi conosce lo sa: i miei capelli non avranno mai la sottoscritta che si presterà al loro disordine. Mi reputo anche abbastanza capace, ma i miei ricci necessitano di una mano più esperta…

In collaborazione con il marchio Kocca – Foto di Federica Ferraioli

Questa foto l’abbiamo scattata in preda al panico. Già. L’unica nota negativa che oso scrivere riguardante la Spagna, ma sempre in chiave ironica (che poi in fin dei conti, tanto negativa non è, si tratta di rispettare le regole…), è quella secondo la quale nello stesso momento in cui scatta il verde al semaforo, non importa se stai anche solo per errore attraversando ancora la strada, verrai brutalmente investito in men che non si dica. Quindi, vi lascio immaginare la velocità con cui abbiamo realizzato questo scatto… 

Sembravamo due turiste inesperte, forse un po’ lo eravamo. Ma allo stesso tempo eravamo curiose e assetate di conoscere quei nuovi posti, di capirne le origini e scovarne l’essenza. Il primo giorno abbiamo realizzato poche foto: eravamo stanche per il viaggio, quasi non sapevamo ancora dove ci trovassimo, e stava calando anche il sole. Affamate decidiamo di fare un giro e di recarci in un pub (con Uber, ovvio!) e assaggiare le famose “Patatas Bravas“. Nulla di che, nient’altro che semplici patate al forno. Dopo la cena, torniamo in hotel e decidiamo di preparare i vestiti per il giorno dopo.

Secondo giorno:

Sento Federica che si lamenta delle mie sveglie continue… Già: ne imposto una alle 7.40, un’altra alle 7.45, un’altra ancora alle 7.50 e continuo aumentando ogni volta di 5 minuti fin quando non arrivo alle 8.30. Decidiamo di alzarci, colazione al volo, valigia in mano e si va. 

In collaborazione con Giorgia & Johns – Foto di Federica Ferraioli

Arriviamo al parco della Ciutadella, meglio conosciuto come parc de la Ciutadella, considerato “il cuore verde di Barcellona”. Una fantastica distesa di prato, un posto perfetto per andare a correre al mattino o passeggiare in tranquillità, avvolto dalla Cascata Monumentale e dal Castello dei tre dragoni

In collaborazione con Giorgia & Johns – Foto di Federica Ferraioli

Vado in un hotel, recito quello che ormai era diventato un intercalare bilingue per me: “Hola, I’m a model. Can I use the bathroom for change my outfit, please?”. Mi cambio e ci allunghiamo verso l’Arco di Trionfo, così imponente, così maestoso. Vi lascio un po’ di Wikipedia per facilitarvi la comprensione.

L’Arco di Trionfo (in lingua catalana Arc de Triomf) di Barcellona è una costruzione di stile mudéjar che si trova all’incrocio tra il Passeig de Lluís Companys e il Passeig de Sant Joan. L’arco, alto 30 metri, venne costruito da Josep Vilaseca i Casanovas in occasione dell’Esposizione Universale del 1888 per fungere da porta d’accesso al sito espositivo. Infatti, a differenza di altri archi di trionfo che celebravano vittorie militari, l’Arc de Triomf di Barcellona ha un carattere più civile in quanto celebra il progresso artistico, scientifico ed economico. Nella parte interiore dell’arco è possibile vedere gli scudi delle 49 province spagnole. L’arco è stato restaurato nel 1989.” (da Wikipedia).

In collaborazione con NCUB – Foto di Federica Ferraioli

Il secondo giorno è stato quello più faticoso. Abbiamo girato come trottole! Entro in un altro hotel (ormai a Barcellona mi conoscono come “quella che entra con un tailleur e esce con la minigonna e le calze in pizzo”). Ci allunghiamo a Plaza de Cataluña, la piazza principale di Barcellona, per poi andare a La Rambla, un viale lungo un chilometro e quattrocento metri che collega Plaça de Catalunya con il porto antico (Port Vell). Mi sale un velo di tristezza.. penso all’attentato del 17 agosto 2018. Per non dimenticare, un camion tra la folla: 15 morti e 130 feriti. Non vi so spiegare la sensazione, ma per qualche frazione di secondo, per un momento, nella mia mente si sono raffigurate immagini riguardanti quella lunga via sporca di sangue… Per qualche frazione di secondo ho pensato che in quel momento non avrei dovuto sorridere. Non era giusto che camminassi spensierata e felice su quel viale. Smetto di pensarci e decido di portare al termine il mio compito e il motivo per cui sono qui.

Dopo le foto (e anche dopo un tacco rotto, ma meglio se non ne parliamo…) andiamo in hotel, distrutte. Riposiamo circa un’ora e scendiamo di nuovo. Questa volta indosso un lungo vestito oro, davanti la famosissima Cattedrale di Barcellona.

In collaborazione con White Shades – Foto di Federica Ferraioli

La cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia (in catalano: catedral de la Santa Creu i Santa Eulàlia), situata nel Barri Gòtic (quartiere gotico), è la cattedrale-sede dell’arcidiocesi di Barcellona. Insignita nel 1867 del titolo di basilica minore dal 2 novembre 1929 è Monumento Storico – Artistico spagnolo.

La cattedrale è dedicata alla Santa Creu (la Santa Croce) e a santa Eulalia, la patrona di Barcellona (12 febbraio), la quale subì il martirio in epoca romana. La leggenda dice che fu esposta nuda fino a quando, a metà primavera, cadde la neve per coprirne il corpo; le autorità di allora, la misero in una botte chiodata e la fecero rotolare per una stradina che adesso si chiama Baixada de Santa Eulàlia.” (da Wikipedia).

In collaborazione con Kocca – Foto di Federica Ferraioli

Ci allunghiamo verso il Barri Gòtic. 

Il suggestivo Barri Gòtic (quartiere gotico) è caratterizzato da strette strade medievali ricche di bar, locali e ristoranti catalani alla moda. Il Museu d’Història de Barcelona ospita le rovine dell’antica città romana di Barcino. Gli artigiani vicino alla Cattedrale di Barcellona vendono articoli di pelletteria e gioielli, mentre sulla Rambla si trovano bancarelle di fiori e chioschi di street food. Nella Plaça del Pi, che prende il nome dall’adiacente chiesa gotica, viene organizzato un mercato d’arte nei fine settimana.” (da Wikipedia).
 
“Si ma ora basta”, pensiamo entrambe. Era l’ora di riposarci: solo quel giorno avremmo fatto un migliaio di foto. Facciamo un giro, posiamo la macchina fotografica e decidiamo di ammirare la città attraverso i nostri occhi. Entriamo in un negozio di cosmetica naturale (il paradiso per me!) e ci divertiamo nel provare tutti i tester possibili e immaginabili. Giriamo ancora, eravamo soddisfatte per il lavoro svolto e sembrava irreale poter ammirare per un po’ la città in piena tranquillità. Incontriamo dei promoter italiani che ci propongono di comprare un braccialetto a soli venti euro, che ti avrebbe dato l’accesso a tutte le discoteche per tutto il soggiorno a Barcellona. Fantastico! Decidiamo di acquistarlo. Torniamo a casa, pronte per andare a cena e dopo in discoteca. Chiamiamo Uber che ci porta dritte a La Barceloneta, il posto ideale per i ragazzi della nostra età, strapieno di discoteche e locali che garantiscono il divertimento assicurato.
 
Gli abitanti del posto si recano a La Barceloneta, un quartiere affacciato sul mare, per fare surf, prendere il sole sulla spiaggia di Sant Sebastià e cenare nei ristoranti con specialità di pesce all’aperto e nei tapas bar tradizionali. Eleganti yacht sono ormeggiati presso le vistose marine, come il complesso di Port Olímpic, collegato alla spiaggia da una lunga passeggiata costeggiata da palme. Il Teleférico Del Puerto che porta alla montagna di Montjuic offre una vista panoramica sulla città.” (da Wikipedia).
 
Entriamo così allo Shoko, un locale dove vi era una cena spettacolo. Assaggiamo le pietanze, ma ci rendiamo conto in un batter d’occhio che quel posto non era adatto a noi. Insomma, comitive di stranieri che non sapevano dire una parola in italiano, e che forse erano troppo brilli per riuscire a parlare in inglese. “Che facciamo?” rivolgo a Federica. Lei ha avuto lo stesso dubbio. Usciamo dal locale per verificare se ci fosse qualcosa di meglio in zona, quando ad un tratto i nostri occhi si illuminano a causa di una luce fortissima che emanava il casinò. Decidiamo di entrare, “tanto siamo maggiorenni”! 
 
Piccola parentesi. Dovete sapere che, quando andai a Montecarlo con la mia famiglia, non avevo ancora raggiunto la maggiore età, che consente l’accesso al casinò. Di conseguenza, fui l’unica a non entrare. Quel giorno avrei dovuto prendermi la rivincita!
 
Dopo aver giocato, guadagnato e, ovviamente, perso di nuovo tutto, usciamo. Ci dirigiamo verso il Pacha, un altro locale, dove stavolta ci divertiamo. Abbiamo incontrato un gruppo di ragazze svizzere che hanno ballato insieme a noi! Alla fine si trattava di divertirsi, non occorreva scambiare per forza due parole. E poi è stato entusiasmante vedere che, a prescindere dal linguaggio, le nostre espressioni di disgusto erano esattamente le stesse quando si avvicinava qualche ragazzo nel tentativo fallito di abbordarci. Torniamo verso le due, a malincuore, poiché il giorno dopo avremmo dovuto fare le foto.
 
Il terzo giorno inizia con il buonumore: ci eravamo abituate a quell’aria spagnola. Ci rechiamo su La Rambla per visitare La Boqueria!
 

“La Boqueria (in catalano: Mercat de la Boqueria o mercat de Sant Josep) è un mercato di Barcellona. La Boqueria è il mercato più famoso di Spagna e uno dei più grandi della Catalogna con i suoi 2.583 metri quadrati e con più di 300 bancarelle.” (da Wikipedia).

In collaborazione con Giorgia & Johns – Foto di Federica Ferraioli

Per me era il paradiso. Sono una patita di frutta e non ne avevo mai vista così tanta in un unico posto! Barcellona è ricca di sorprese. Più in là, troviamo la celebre Casa Batlò.

“La Casa Batlló (in catalano [bəʎ’ʎo, bəd’ʎo]) è un’opera del celebre architetto catalano Antoni Gaudí che sorge a Barcellona, in Spagna, al civico 43 del Passeig de Gràcia. Considerata una delle creazioni più originali del celebre architetto, l’edificio è stato dichiarato, nel 2005, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.” (da Wikipedia).

Che dire, semplicemente pazzesca! Ma io sono iperattiva, non riesco a stare ferma più di dieci minuti nello stesso posto. Per fortuna Carola aveva provveduto a fissarci una visita guidata all’interno del bellissimo Palau de la Mùsica.

“Il Palau de la Música Catalana è la sede dell’Orfeó Català, società corale della Catalogna. Si trova a Barcellona, in Spagna ed è aperto ai visitatori tutto l’anno. È un importante esempio del modernismo catalano ed è stato concepito come “giardino della musica.”(da Wikipedia).

In collaborazione con Kocca – Foto di Federica Ferraioli

 

In collaborazione con Kocca – Foto di Federica Ferraioli
Ammetto che avevo un po’ vergogna di girare in abito da sera all’interno di un palazzo visitato da turisti in t-shirt e jeans. Ma ne è valsa la pena! Torniamo a casa, ci riposiamo un po’ e vediamo dove andare a cenare. Mi viene in mente un posto che avremmo dovuto visitare il giorno dopo… ma credetemi, non resistivo! Propongo a Federica, quindi, di andare a cenare vicino l’imponente Sagrada Familia.
 

“Il Temple Expiatori de la Sagrada Família (Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia) di Barcellona in Catalogna (Spagna), o più semplicemente Sagrada Família, è una grande basilica cattolica (minore) progettata dall’architetto Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano. La vastità della scala del progetto e il suo stile caratteristico ne hanno fatto uno dei principali simboli della città; secondo i dati del 2011 è il monumento più visitato in Spagna, con 3,2 milioni di visitatori.” (da Wikipedia).

Bellissima. Più di quanto pensassi. Ma la fame si fa sentire, per cui le diamo uno sguardo veloce e ci rechiamo al ristorante dove, finalmente, assaggiamo Sua Maestà paella.

“La paella è un piatto tradizionale della cucina spagnola a base di riso, zafferano e frutti di mare o carne. Originario della Comunità Valenciana e successivamente diffusosi in tutta la Spagna, il bacino del Mar Mediterraneo e nell’America Latina, il piatto è simile al pilaf turco o al biryani indo-pakistano e viene preparato nella tipica padella dalla quale prende il nome, la paella o paellera.” (da Wikipedia).

Prima o poi, però, mi spiegherete la differenza tra una paella e un risotto alla pescatora. Ovviamente, non per screditare la Spagna, ma in cucina noi italiani battiamo tutti. Non esiste.

Quarto ed ultimo giorno:

Prima di iniziare a raccontarvi, devo necessariamente fare un breve prologo sulla colazione. Sono scettica sul caffè preso all’estero dato che, ogni volta, sono sempre stata male. Ma ero in astinenza da ben 3 giorni, per cui penso: “Che sarà mai un espresso in un bar qualsiasi della Spagna?”. Come non detto. Ordino il caffè e dopo 10 minuti di orologio mi sono ritrovata nel bagno di un bar con i crampi alla pancia. Ma io sono, come ho già detto prima, una che non si ferma mai. Per cui, tutta dolorante e con Federica che NON mi supportava poiché emetofobica (terrorizzata dal vomito), chiamo Uber per recarci alla Sagrada Familia. Immaginate il disagio…

Foto di Federica Ferraioli

Bella esattamente come la sera prima, forse anche di più. Comincio a stare meglio grazie ad una camomilla ordinata nel primo bar che abbiamo trovato, tra le imprecazioni della proprietaria che mi ha vista fuggire in bagno disperata, senza neanche avere l’educazione di chiedere il permesso. Ma stavo troppo male per farlo, capitemi.

La nostra vacanza, in ogni caso, la ricorderemo come un tour de force. Infatti, pochi attimi dopo, eravamo al Parco Güell.

“Il Parco Güell (in catalano Parc Güell e Park Güell nella sua denominazione originale) è un parco pubblico di 17,18 ettari con giardini ed elementi architettonici situato nella parte superiore della città di Barcellona, sul versante meridionale del Monte Carmelo. Ideato come complesso urbanistico, fu progettato dall’architetto Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano, a carico dell’impresario Eusebi Güell e inaugurato come parco pubblico nel 1926.” (da Wikipedia).

In collaborazione con Morellato – Foto di Federica Ferraioli

Siamo giunti alla fine! Dopo una quasi intossicazione alimentare, dopo aver girato come trottole, dopo essersi subite gli insulti degli spagnoli, siamo finalmente giunti alla fine di questo bellissimo (e stressantissimo) viaggio.

O quasi…

Infatti. Perché stavo dimenticando che, la mia carissima compagna di viaggio Federica, durante la notte, per errore dà un pugno al muro e finisce per distruggere quest’ultimo. Inutile dire per quale motivo, quindi, abbiamo ricevuto gli insulti dai nostri amici della Spagna.