Come sfortunatamente sappiamo, Karl ci ha lasciati. Ma il suo segno rimarrà per sempre indelebile su questa terra…

Sto parlando di Karl Lagerfeld, morto il 19 febbraio 2019, uno degli stilisti più creativi nel panorama mondiale. Multiforme, eclettico ed eccentrico, ha avuto la direzione creativa della maison Chanel dal 1982.

Karl incontra la moda grazie a sua madre che nel 1949 lo porta alla sua prima sfilata, di Dior, a Parigi. Egli è stato un autodidatta della moda. Nato da una famiglia benestante di Amburgo, da padre ricco industriale e madre violinista, emigra con quest’ultima nel 1953 a Parigi.

Qui si scopre il fascino della moda, e la sua passione lo porta a vincere un concorso internazionale, il Wool Secretariat, ex aequo con Yves Sain Laurent. A seguito del premio vinto, nel ’54 riceve da Pierre Balmain il suo primo lavoro nella moda.

Nel 1962 diventa il primo freelancer dell’industria della moda lavorando tra Francia, Italia, Gb e Germania e lancia un’etichetta tutta sua. Nel ’65 ha cominciato la collaborazione con Fendi. Nel ’64 è la volta di Chloe.

Celeberrima la sua dichiarazione in cui diceva di considerarsi un freelance, dove free stava per lo spirito libero che ha sempre voluto essere e lance gli ricordava la parola francese lancé, come era un tempo definita un’ambita cortigiana. Karl, infatti, si considerava libero e mercenario.

E proprio da uomo “libero e mercenario” il grande stilista ha diretto due prestigiose maison: Chanel e Fendi. La sua direzione ha dato un’impronta inconfondibile alle due case di moda: insostituibile e totalizzante ne ha diretto anche le compagne pubblicitarie come fotografo e regista.

Nella sua lunga carriera ha collaborato anche i con i colossi low cost come H&M, per il quale ha firmato una collezione edizione limitata nel 2001 andata a ruba in soli due giorni, e dal 2010 ha firmato per 4 stagioni le collezioni di scarpe Hogan, per cui ha ripensato sneaker e ballerine.

I progetti a edizione limitata con i brand più noti sono stati una sua caratteristica importante: oltre che con H&M anche Melissa, Macy’s, Vans e Vilebrequin. Per Rolex ha anche disegnato il cronografo Oyester Perpetual Milgauss, un modello unico capace di resistere a campi magnetici di 1000 gauss.

Non solo moda, ma anche fotografia e video rientrano tra le sue più grandi passioni. Nel 2011 ha firmato il calendario Pirelli dedicato alla mitologia degli eroi e delle divinità del Pantheon greco romano. Ha lavorato come fotografo anche per le campagne di Chanel dove ha progettato scenografie spettacolari per le sfilate.

Non possiamo dimenticare le sue esperienze da regista. Pensiamo ad esempio Once and Forever, cortometraggio di cui era regista con protagonista Kristen Stewart nei panni di Coco Chanel da giovane e l’attrice Geraldin Chaplin nei panni della stilista nell’età adulta.

Poi lo abbiamo visto anche come costumista in diverse occasioni: da La Scala di Milano ai due tour Re-Invention di Madonna e per lo show di Kylie Minogue del 2006.

Karl ha sempre mantenuto uno spirito indipendente, creativo e poliedrico. Egli era considerato l’incarnazione dello stilista geniale ma non solo: un artista unico nel suo genere.

Ci mancherai, Karl.

Oggi vi parlo di uno degli eventi più importanti della moda internazionale: la Fashion Week di Milano.
La “Milan Fashion Week” è nata nel 1958 prendendo come modello le sfilate di G.B. Giorgini, che nel 1951 a Firenze fu il primo a mostrare le collezioni degli stilisti di alta moda italiani a giornalisti e buyer stranieri. Fin da subito riuscì ad avere rilevanza fondamentale finendo per spostare il centro della moda a Milano negli anni settanta.
In quegli anni le prime le sfilate di “prêt à porter” sono tenute alla Fiera di Milano da stilisti come Walter Albini, Krizia e Missoni, seguiti negli anni da Giorgio Armani, Versace, Gianfranco Ferré e Dolce & Gabbana.  Si tratta di marchi storici milanese ai quali negli anni si sono aggiunti marchi internazionali, adesso anche asiatici. La settimana milanese fa parte delle “Big Four”, ovvero dei quattro eventi ritenuti più importanti in quanto svolti nelle capitali della moda: New York, Londra, Milano e Parigi.

La settimana della moda a Milano è organizzata dalla Camera Nazionale della moda italiana promuovendo lo sviluppo di quest’ultima. Dal 2010 l’evento è organizzato presso il Fashion Hub. Il calendario di quest’anno è stato particolarmente intenso e ogni giorno ci sono state sfilate che hanno illuminato i sogni di noi donne. La kermesse milanese ha presentato le novità degli stilisti più famosi e di quelli più innovativi per l’abbigliamento autunno inverno 2019-2020.
Ma incominciamo a vedere quelle che sono le proposte che ci hanno più colpito!

Iniziamo con Giorgio Armani e il suo gran finale in rosso. Nella Fashion Week vi è il via libera al colore: audace forte e deciso. La sua proposta è un inno alla vita dove riesce a mixare un paio di shorts con una giacca al maschile senza perdere la sensualità femminile, basandosi su degli accostamenti cromatici veramente particolari e audaci come il blu e nero.
Armani ha anche lanciato una nuova tendenza: i giochi di volume. Mettendo insiemi capi stretti e larghi, infatti, ha mostrato dei look molto seducenti.

Estremamente audace anche la donna romantica di Philosophy dove tulle, trasparenze, stampe animalier la fanno da padrona e dipingono una donna che vuole sedurre ed è consapevole della propria essenza. I maglioni a collo alto sono stati un punto di forza realmente accattivante nelle sfilate di Philosophy.

Tra le novità che hanno colpito vi è sicuramente il progetto di OneOnOne, che realizza maglioni unici nel loro genere recuperando punti e lavorazioni tradizionali rigorosamente a mano.

Nelle sfilate di questa entusiasmante settimana sono tornate le giacche lunghe come quelle proposte da Missoni. Semplici e colorate formano degli stupendi outfit poiché combinate con qualsiasi capo d’abbigliamento.
Tra i trend per la stagione autunno / inverno più grintosi vi è sicuramente l’animalier. Lo troviamo declinato su maxipull di lana tigrati in Max Mara, su un cappotto dal motivo leopardo di Bottega Veneta e infine su piumini avant gard di Richard Quinn per Moncler Genius.

Lo stile floreale sarà un altro must per le donne nel prossimo autunno. Le rose fanno da padrona sulle passerella di MSGM e di Prada, dove abiti rigorosi si impreziosiscono di mazzi di rose e tulipani satin.
Non mancalo stile maschile che è diventato sinonimo di eleganza per la moda italiana: pensiamo al Principe di Galle che è una vera ossessione tessile che connota quasi tutte le collezioni presenti alla MFW.
Ed infine c’è la pelle, tantissima pelle nera e non solo. Per giubbotti e trench ma anche per tailleur giacca e pantalone, fino alle combinazioni shorts e camicia di Tod’s.

Ragazze, dopo la MFW possiamo dire che ce ne è proprio di tutti i gusti. Ma due caratteristiche regnano comunque sovrane: eleganza e seduzione.
E ora forza… è il momento di far strisciare la carta di credito… gli stilisti li hanno disegnati… noi li compriamo!

Oggi voglio parlare di Dolce e Gabbana. Esatto, uno dei marchi più famosi dell’intero pianeta. Ma ho intenzione di raccontarlo in maniera diversa, mettendo in evidenza la grande passione con cui Domenico e Stefano hanno creato l’impensabile.

La storia di Domenico Dolce e Stefano Gabbana è uno di quei miracoli nella vita che capitano raramente, dove si intersecano e uniscono le vite di due persone come fossero stelle nel cielo ed illuminano la notte con dei bagliori accecanti.

È una storia di amore, di duro lavoro e di successo.

Nasce nell’Italia degli anni 80, quella della Milano da bere, della nascita della tv commerciale e della moda di via Montenapoleone. Era la Milano che si scopriva europea e dove il quadrilatero della moda imperava come nuovo polo trainante dell’economia nazionale.

Ed è proprio a Milano nel 1985 che i due, dopo essersi conosciuti in un’azienda di moda, presentarono la loro prima collezione “Real Women“, così chiamata perché a illustrarla non erano modelle, bensì donne comuni.

Non fu un grande successo, ma il destino quando chiama è inarrestabile. Soprattutto la fiducia che i due riponevano l’uno nell’altro, rende irresistibile l’ascesa. Nel 1987 a Milano aprirono il loro primo show room e poi lanciarono una linea di maglie.

Verso la fine di quel decennio, la coppia disegnò una linea di costumi da bagno e inaugurarono il loro primo negozio in Giappone.

Ma gli anni 90 furono il decennio della svolta e del definitivo successo: nel 1991 la loro collezione da uomo fu insignita del Woolmark Award, in quanto collezione da uomo più innovativa dell’anno. Il loro primo riconoscimento a livello internazionale è arrivato quando Madonna vestì un corsetto fatto di gemme e una giacchetta di accompagnamento di Dolce & Gabbana per la prima di “A letto con Madonna” al Festival di Cannes. Nel 1993 il duo disegnò 1500 vestiti per il tour Girlie Show a supporto dell’album Erotica della cantante.

Sempre negli anni 90 lanciarono il loro primo profumo Dolce e Gabbana Parfum.

Il gruppo era ormai diventato una potenza globale e disegnava vestiti per vip di tutto il mondo. Nel frattempo lanciarono una seconda linea casual D&G che vendeva vestiti, occhiali da sole, borse e quant’altro.

Il nuovo millennio ormai ci presentava una realtà forte, globale e consolidata.

Dolce e Gabbana disegnavano vestiti per i tour internazionali di artisti come Beyoncé e arrivarono a partecipare anche all’Ophra Winfrey Show negli Stati Uniti.

Ricevettero premi e riconoscimenti, come ad esempio la nomina di designer dell’anno da parte di FHM nel 1997 o gli Élite Style Awards nel 2004.

Nel nuovo secolo il duo scoprì un particolare connubio con il mondo del calcio, che culminò nell’accordo con il Chelsea di Roman Abramovich, per il quale disegnarono le divise da gioco e le tenute fuori campo.

La moda di Dolce e Gabbana ha tratto ispirazione da molti aspetti. L’origine siciliana di Dolce influenzò, ad esempio, la collezione fall-winter 1987-1988 che si chiamava “la Sicilia”. Ed è immortalata per sempre la campagna pubblicitaria di Ferdinando Scianna con Marpessa, dove l’abito nero diventava desiderabile ed irresistibile, ispirato dal “look da vedova” delle donne meridionali.

Le stampe animalier rappresentarono l’anima Dolce & Gabbana, sensuale e potente, ma allo stesso tempo femminile e delicata.

Il marchio Dolce & Gabbana ormai è un segno del nostro tempo, un’icona ricca di storia che difficilmente potrà essere dimenticata.

Mentre arrivano le prime piogge e si annuncia la fine di questa estate prolungata, conviene incominciare a mettere a posto il nostro guardaroba per sentirci più glam e seguire il trend del momento degli stilisti più acclamati.

Ma cosa ci aspetta la moda per questo autunno e il prossimo inverno?

Gli stilisti hanno fatto tornare indietro l’orologio di qualche decennio e rivisitato la moda anni 80, quando la donna acquistava indipendenza e importanza.
La moda anni ’80 è caratterizzata per i suoi eccessi e per il trionfo del maxi quasi a dare maggior grandezza al corpo esile femminile.

Nella prossima stagione vedremo quindi rivisitati i volumi ampi, le lunghezze maxi e i colori vivaci.

Il cappotto torna di moda assolutamente ampio e lunghissimo, a volte quasi a toccare per terra. Non vi è ombra di dubbio che il cappotto sia stato il protagonista indiscusso di tutte le passerelle.

Il primo capo da indossare in autunno sarà la giacca di dimensioni assolutamente extralarge anche con colori “anni 80” quali il giallo limone e il rosso scarlatto.

Il blazer si indossa con jeans a vita alta e per la sera con miniabiti di lunghezza della stessa giacca. I modelli più affermati sono di tendenza british, a quadri o pied-de-poule.

Uno dei capi più visto nelle passerelle è sicuramente l’abito foulard: lunghi, senza forma, coloratissimi, patchwork, variopinti. Rappresentano una femminilità fuori dalle regole e per certi versi l’opposto dell’abito scollato o da sirena.

Nelle passerelle li abbiamo visti accompagnati da stivali con tacco altissimi e vertiginosi, con modelli forti e scenografici.

Per quanto riguarda le scarpe la moda autunno inverno 2018/2019 ci presenta alcuni “must”. Sulle passerelle gli stilisti hanno dato libero sfogo alla creatività, ci hanno regalato la loro visione. La praticità e la femminilità delle scarpe autunno inverno 2018/2019 passano attraverso fantasie, tacchi e fibbie. Oltre agli stivali di cui abbiamo già parlato, vi ricordo le mules con tacco a spillo, che sono comodissime e rendono la gamba una meraviglia. In generale il tacco rimane un must con l’avvertenza che più è spesso meglio è nelle idee degli stilisti. Largo e comodo viene sempre abbinato alle forme più belle delle scarpe.

Per chi non ama i tacchi rimangono i sempreverdi mocassini che si indossano come dei guanti per i piedi e sono bellissimi se colorati. Per le più audaci ritroviamo gli anfibi da abbinare a un paio di pantaloni palazzo magari in velluto.

Concludiamo con i colori tendenza per la nuova stagione. Sicuramente il vero colore rivelazione per il prossimo autunno inverno è il rosso, simbolo di forza e femminilità. Non mancano per le più audaci i tocchi di colori fluo: dall’arancio all’azzurro, passando per il verde. Mentre per chi ama il classico ritorna il binomio oro e nero.

Ragazze ormai non ci resta che prepararci per il prossimo week-end di shopping!

Oggi parliamo delle “boyfriend shirt“, letteralmente la “camicia rubata dall’armadio del mio ragazzo“! Chi ha detto che per essere femminili bisogna indossare obbligatoriamente abiti corti, a tubino oppure che valorizzino le forme? Si può essere sexy anche con una camicia extra large: vediamo come.

La boyfriend shirt può essere abbinata, per esempio in estate, con un paio di pantaloncini corti e dei sandali aperti oppure, in inverno, con un jeans e un paio di décolleté per risultare più eleganti.

Io amo indossare questo tipo di camicia anche come vestito, magari con un cinturino in vita e un paio di anfibi al piede, quando fa molto caldo e ho bisogno di sentirmi comoda, senza risultare trasandata!

Per essere leggermente più sexy, potreste infilare la camicia in un paio di jeans super attillati, cosicché vengano messe in evidenza le vostre forme! La camicia non deve essere necessariamente bianca per essere definita “boyfriend shirt”: azzurra, a strisce, ricamata, basta che sia extra large! Come ultima cosa, non è detto che debba restare chiusa, con una canotta attillata da sotto, potreste lasciarla rigorosamente aperta e l’effetto sarà bellissimo!

Provare per credere.

Sono in montagna, ci sono circa -2 gradi e l’unica consolazione al freddo è la stufetta accesa che sta al mio fianco 24 ore su 24 manco fosse un cane da guardia. Ma per fortuna c’è lui: il mio nuovo piumino firmato Refrigiwear.

Dal 1954 Refrigiwear produce in USA capi lussuosi ed originali.

Per l’uomo sono disponibili parka, piumini, giacconi invernali, bomber, felpe, maglioni, cappelli, berretti sciarpe, borse e zaini.

Per la donna, invece: parka, giacche, piumini, cappelli, berretti, sciarpe, borse e zaini.

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Mentre davo un’occhiata alla sezione donna sul sito ufficiale, con ammirazione ho letto la varietà di tessuti che questo brand offre per la creazione dei suoi capi. Sciarpe curate con 100% lana pregiata, giubbotteria realizzata con tessuti antivento e idrorepellenti che protegge dal freddo e da ogni probabile condizione atmosferica.

Clicca qui per visitare la sezione donna.

In particolar modo, sono rimasta attratta dalla Long Mead Jacket: “un piumino medio lungo con cappuccio in Nylon super leggero, con trapuntature orizzontali e caratterizzato da una vestibilità slim e femminile”, recita il sito. Nulla di più vero. Oltre a calzare benissimo, è davvero ottimo per stare in montagna! Io, pur vestendo una taglia S, ho scelto la M, proprio perché è molto aderente. Potrete optare anche per una taglia intermedia es: S/M.

LONG MEAD JACKET

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Ugualmente bella e interessante è la “Capsule Collection Alice Campello for RefrigiWear”, in collaborazione con la fashion icon, composta da 3 modelli di capispalla, un cappotto, un giubbotto bomber ed un piumino, oltre che ad un cappellino in lana ed uno in tela.

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La spedizione, inoltre, è gratuita per ordini superiori a 149 euro. 

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Per tutti coloro che preferiscono acquistare i capi in uno dei punti vendita Refrigiwear, basta cliccare qui per scoprire qual è quello più vicino a voi!

In conclusione, posso vivamente affermare che Refrigiwear è diventato il mio nuovo punto di riferimento. Non ho mai conosciuto un brand che accomunasse stile, originalità e qualità, a mio parere elementi essenziali ma non sempre presenti.

Per cui, GRAZIE Refrigiwear!

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