Come già saprete, a novembre ho trascorso cinque giorni a Barcellona insieme alla mia amica nonché fotografa Federica Ferraioli, grazie alla collaborazione con CarolTravel, l’agenzia di viaggi di Carola Lanzara. Siamo partite precisamente il 10 novembre, con una macchina fotografica al collo, una valigia stracolma di vestiti e tante idee per la testa. 

Foto di Federica Ferraioli

Non appena atterrate all’aeroporto di Barcellona-El Prat, abbiamo preso un aerobus che ci ha portate dritte a destinazione… o quasi. La mancanza di praticità di me e Federica, completamente disintegrata dalla vastità della città, ha fatto sì che venissero prelevati i primi 5 euro dalla carta di credito per usufruire di Uber, il servizio privato di taxi che ci ha praticamente salvato la pelle durante tutto il soggiorno in Spagna.

Finalmente arriviamo in hotel, accuratamente scelto da Carola, e a due passi dall’arco di Trionfo. Veniamo accolte dal calore del portinaio che, solo in un secondo momento, ahimè, sarebbe diventato un nostro assiduo nemico. Ma questa è una storia che vi racconto dopo. Entriamo in stanza e, con l’adrenalina a mille, in un batter d’occhio disfiamo le valigie per scegliere i capi con cui scattare le prime fotografie. Macchina fotografica, portafogli, make-up, cibo rubato dalla colazione che avremmo dovuto consumare il giorno dopo e go! Sembrava di essere a casa: gli spagnoli non erano affatto male, al contrario, erano simpatici e accoglienti. 

Primo giorno : 

Negozio: Virgola Milano Blow

Ovviamente il parrucchiere. Chi mi conosce lo sa: i miei capelli non avranno mai la sottoscritta che si presterà al loro disordine. Mi reputo anche abbastanza capace, ma i miei ricci necessitano di una mano più esperta…

In collaborazione con il marchio Kocca – Foto di Federica Ferraioli

Questa foto l’abbiamo scattata in preda al panico. Già. L’unica nota negativa che oso scrivere riguardante la Spagna, ma sempre in chiave ironica (che poi in fin dei conti, tanto negativa non è, si tratta di rispettare le regole…), è quella secondo la quale nello stesso momento in cui scatta il verde al semaforo, non importa se stai anche solo per errore attraversando ancora la strada, verrai brutalmente investito in men che non si dica. Quindi, vi lascio immaginare la velocità con cui abbiamo realizzato questo scatto… 

Sembravamo due turiste inesperte, forse un po’ lo eravamo. Ma allo stesso tempo eravamo curiose e assetate di conoscere quei nuovi posti, di capirne le origini e scovarne l’essenza. Il primo giorno abbiamo realizzato poche foto: eravamo stanche per il viaggio, quasi non sapevamo ancora dove ci trovassimo, e stava calando anche il sole. Affamate decidiamo di fare un giro e di recarci in un pub (con Uber, ovvio!) e assaggiare le famose “Patatas Bravas“. Nulla di che, nient’altro che semplici patate al forno. Dopo la cena, torniamo in hotel e decidiamo di preparare i vestiti per il giorno dopo.

Secondo giorno:

Sento Federica che si lamenta delle mie sveglie continue… Già: ne imposto una alle 7.40, un’altra alle 7.45, un’altra ancora alle 7.50 e continuo aumentando ogni volta di 5 minuti fin quando non arrivo alle 8.30. Decidiamo di alzarci, colazione al volo, valigia in mano e si va. 

In collaborazione con Giorgia & Johns – Foto di Federica Ferraioli

Arriviamo al parco della Ciutadella, meglio conosciuto come parc de la Ciutadella, considerato “il cuore verde di Barcellona”. Una fantastica distesa di prato, un posto perfetto per andare a correre al mattino o passeggiare in tranquillità, avvolto dalla Cascata Monumentale e dal Castello dei tre dragoni

In collaborazione con Giorgia & Johns – Foto di Federica Ferraioli

Vado in un hotel, recito quello che ormai era diventato un intercalare bilingue per me: “Hola, I’m a model. Can I use the bathroom for change my outfit, please?”. Mi cambio e ci allunghiamo verso l’Arco di Trionfo, così imponente, così maestoso. Vi lascio un po’ di Wikipedia per facilitarvi la comprensione.

L’Arco di Trionfo (in lingua catalana Arc de Triomf) di Barcellona è una costruzione di stile mudéjar che si trova all’incrocio tra il Passeig de Lluís Companys e il Passeig de Sant Joan. L’arco, alto 30 metri, venne costruito da Josep Vilaseca i Casanovas in occasione dell’Esposizione Universale del 1888 per fungere da porta d’accesso al sito espositivo. Infatti, a differenza di altri archi di trionfo che celebravano vittorie militari, l’Arc de Triomf di Barcellona ha un carattere più civile in quanto celebra il progresso artistico, scientifico ed economico. Nella parte interiore dell’arco è possibile vedere gli scudi delle 49 province spagnole. L’arco è stato restaurato nel 1989.” (da Wikipedia).

In collaborazione con NCUB – Foto di Federica Ferraioli

Il secondo giorno è stato quello più faticoso. Abbiamo girato come trottole! Entro in un altro hotel (ormai a Barcellona mi conoscono come “quella che entra con un tailleur e esce con la minigonna e le calze in pizzo”). Ci allunghiamo a Plaza de Cataluña, la piazza principale di Barcellona, per poi andare a La Rambla, un viale lungo un chilometro e quattrocento metri che collega Plaça de Catalunya con il porto antico (Port Vell). Mi sale un velo di tristezza.. penso all’attentato del 17 agosto 2018. Per non dimenticare, un camion tra la folla: 15 morti e 130 feriti. Non vi so spiegare la sensazione, ma per qualche frazione di secondo, per un momento, nella mia mente si sono raffigurate immagini riguardanti quella lunga via sporca di sangue… Per qualche frazione di secondo ho pensato che in quel momento non avrei dovuto sorridere. Non era giusto che camminassi spensierata e felice su quel viale. Smetto di pensarci e decido di portare al termine il mio compito e il motivo per cui sono qui.

Dopo le foto (e anche dopo un tacco rotto, ma meglio se non ne parliamo…) andiamo in hotel, distrutte. Riposiamo circa un’ora e scendiamo di nuovo. Questa volta indosso un lungo vestito oro, davanti la famosissima Cattedrale di Barcellona.

In collaborazione con White Shades – Foto di Federica Ferraioli

La cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia (in catalano: catedral de la Santa Creu i Santa Eulàlia), situata nel Barri Gòtic (quartiere gotico), è la cattedrale-sede dell’arcidiocesi di Barcellona. Insignita nel 1867 del titolo di basilica minore dal 2 novembre 1929 è Monumento Storico – Artistico spagnolo.

La cattedrale è dedicata alla Santa Creu (la Santa Croce) e a santa Eulalia, la patrona di Barcellona (12 febbraio), la quale subì il martirio in epoca romana. La leggenda dice che fu esposta nuda fino a quando, a metà primavera, cadde la neve per coprirne il corpo; le autorità di allora, la misero in una botte chiodata e la fecero rotolare per una stradina che adesso si chiama Baixada de Santa Eulàlia.” (da Wikipedia).

In collaborazione con Kocca – Foto di Federica Ferraioli

Ci allunghiamo verso il Barri Gòtic. 

Il suggestivo Barri Gòtic (quartiere gotico) è caratterizzato da strette strade medievali ricche di bar, locali e ristoranti catalani alla moda. Il Museu d’Història de Barcelona ospita le rovine dell’antica città romana di Barcino. Gli artigiani vicino alla Cattedrale di Barcellona vendono articoli di pelletteria e gioielli, mentre sulla Rambla si trovano bancarelle di fiori e chioschi di street food. Nella Plaça del Pi, che prende il nome dall’adiacente chiesa gotica, viene organizzato un mercato d’arte nei fine settimana.” (da Wikipedia).
 
“Si ma ora basta”, pensiamo entrambe. Era l’ora di riposarci: solo quel giorno avremmo fatto un migliaio di foto. Facciamo un giro, posiamo la macchina fotografica e decidiamo di ammirare la città attraverso i nostri occhi. Entriamo in un negozio di cosmetica naturale (il paradiso per me!) e ci divertiamo nel provare tutti i tester possibili e immaginabili. Giriamo ancora, eravamo soddisfatte per il lavoro svolto e sembrava irreale poter ammirare per un po’ la città in piena tranquillità. Incontriamo dei promoter italiani che ci propongono di comprare un braccialetto a soli venti euro, che ti avrebbe dato l’accesso a tutte le discoteche per tutto il soggiorno a Barcellona. Fantastico! Decidiamo di acquistarlo. Torniamo a casa, pronte per andare a cena e dopo in discoteca. Chiamiamo Uber che ci porta dritte a La Barceloneta, il posto ideale per i ragazzi della nostra età, strapieno di discoteche e locali che garantiscono il divertimento assicurato.
 
Gli abitanti del posto si recano a La Barceloneta, un quartiere affacciato sul mare, per fare surf, prendere il sole sulla spiaggia di Sant Sebastià e cenare nei ristoranti con specialità di pesce all’aperto e nei tapas bar tradizionali. Eleganti yacht sono ormeggiati presso le vistose marine, come il complesso di Port Olímpic, collegato alla spiaggia da una lunga passeggiata costeggiata da palme. Il Teleférico Del Puerto che porta alla montagna di Montjuic offre una vista panoramica sulla città.” (da Wikipedia).
 
Entriamo così allo Shoko, un locale dove vi era una cena spettacolo. Assaggiamo le pietanze, ma ci rendiamo conto in un batter d’occhio che quel posto non era adatto a noi. Insomma, comitive di stranieri che non sapevano dire una parola in italiano, e che forse erano troppo brilli per riuscire a parlare in inglese. “Che facciamo?” rivolgo a Federica. Lei ha avuto lo stesso dubbio. Usciamo dal locale per verificare se ci fosse qualcosa di meglio in zona, quando ad un tratto i nostri occhi si illuminano a causa di una luce fortissima che emanava il casinò. Decidiamo di entrare, “tanto siamo maggiorenni”! 
 
Piccola parentesi. Dovete sapere che, quando andai a Montecarlo con la mia famiglia, non avevo ancora raggiunto la maggiore età, che consente l’accesso al casinò. Di conseguenza, fui l’unica a non entrare. Quel giorno avrei dovuto prendermi la rivincita!
 
Dopo aver giocato, guadagnato e, ovviamente, perso di nuovo tutto, usciamo. Ci dirigiamo verso il Pacha, un altro locale, dove stavolta ci divertiamo. Abbiamo incontrato un gruppo di ragazze svizzere che hanno ballato insieme a noi! Alla fine si trattava di divertirsi, non occorreva scambiare per forza due parole. E poi è stato entusiasmante vedere che, a prescindere dal linguaggio, le nostre espressioni di disgusto erano esattamente le stesse quando si avvicinava qualche ragazzo nel tentativo fallito di abbordarci. Torniamo verso le due, a malincuore, poiché il giorno dopo avremmo dovuto fare le foto.
 
Il terzo giorno inizia con il buonumore: ci eravamo abituate a quell’aria spagnola. Ci rechiamo su La Rambla per visitare La Boqueria!
 

“La Boqueria (in catalano: Mercat de la Boqueria o mercat de Sant Josep) è un mercato di Barcellona. La Boqueria è il mercato più famoso di Spagna e uno dei più grandi della Catalogna con i suoi 2.583 metri quadrati e con più di 300 bancarelle.” (da Wikipedia).

In collaborazione con Giorgia & Johns – Foto di Federica Ferraioli

Per me era il paradiso. Sono una patita di frutta e non ne avevo mai vista così tanta in un unico posto! Barcellona è ricca di sorprese. Più in là, troviamo la celebre Casa Batlò.

“La Casa Batlló (in catalano [bəʎ’ʎo, bəd’ʎo]) è un’opera del celebre architetto catalano Antoni Gaudí che sorge a Barcellona, in Spagna, al civico 43 del Passeig de Gràcia. Considerata una delle creazioni più originali del celebre architetto, l’edificio è stato dichiarato, nel 2005, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.” (da Wikipedia).

Che dire, semplicemente pazzesca! Ma io sono iperattiva, non riesco a stare ferma più di dieci minuti nello stesso posto. Per fortuna Carola aveva provveduto a fissarci una visita guidata all’interno del bellissimo Palau de la Mùsica.

“Il Palau de la Música Catalana è la sede dell’Orfeó Català, società corale della Catalogna. Si trova a Barcellona, in Spagna ed è aperto ai visitatori tutto l’anno. È un importante esempio del modernismo catalano ed è stato concepito come “giardino della musica.”(da Wikipedia).

In collaborazione con Kocca – Foto di Federica Ferraioli

 

In collaborazione con Kocca – Foto di Federica Ferraioli
Ammetto che avevo un po’ vergogna di girare in abito da sera all’interno di un palazzo visitato da turisti in t-shirt e jeans. Ma ne è valsa la pena! Torniamo a casa, ci riposiamo un po’ e vediamo dove andare a cenare. Mi viene in mente un posto che avremmo dovuto visitare il giorno dopo… ma credetemi, non resistivo! Propongo a Federica, quindi, di andare a cenare vicino l’imponente Sagrada Familia.
 

“Il Temple Expiatori de la Sagrada Família (Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia) di Barcellona in Catalogna (Spagna), o più semplicemente Sagrada Família, è una grande basilica cattolica (minore) progettata dall’architetto Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano. La vastità della scala del progetto e il suo stile caratteristico ne hanno fatto uno dei principali simboli della città; secondo i dati del 2011 è il monumento più visitato in Spagna, con 3,2 milioni di visitatori.” (da Wikipedia).

Bellissima. Più di quanto pensassi. Ma la fame si fa sentire, per cui le diamo uno sguardo veloce e ci rechiamo al ristorante dove, finalmente, assaggiamo Sua Maestà paella.

“La paella è un piatto tradizionale della cucina spagnola a base di riso, zafferano e frutti di mare o carne. Originario della Comunità Valenciana e successivamente diffusosi in tutta la Spagna, il bacino del Mar Mediterraneo e nell’America Latina, il piatto è simile al pilaf turco o al biryani indo-pakistano e viene preparato nella tipica padella dalla quale prende il nome, la paella o paellera.” (da Wikipedia).

Prima o poi, però, mi spiegherete la differenza tra una paella e un risotto alla pescatora. Ovviamente, non per screditare la Spagna, ma in cucina noi italiani battiamo tutti. Non esiste.

Quarto ed ultimo giorno:

Prima di iniziare a raccontarvi, devo necessariamente fare un breve prologo sulla colazione. Sono scettica sul caffè preso all’estero dato che, ogni volta, sono sempre stata male. Ma ero in astinenza da ben 3 giorni, per cui penso: “Che sarà mai un espresso in un bar qualsiasi della Spagna?”. Come non detto. Ordino il caffè e dopo 10 minuti di orologio mi sono ritrovata nel bagno di un bar con i crampi alla pancia. Ma io sono, come ho già detto prima, una che non si ferma mai. Per cui, tutta dolorante e con Federica che NON mi supportava poiché emetofobica (terrorizzata dal vomito), chiamo Uber per recarci alla Sagrada Familia. Immaginate il disagio…

Foto di Federica Ferraioli

Bella esattamente come la sera prima, forse anche di più. Comincio a stare meglio grazie ad una camomilla ordinata nel primo bar che abbiamo trovato, tra le imprecazioni della proprietaria che mi ha vista fuggire in bagno disperata, senza neanche avere l’educazione di chiedere il permesso. Ma stavo troppo male per farlo, capitemi.

La nostra vacanza, in ogni caso, la ricorderemo come un tour de force. Infatti, pochi attimi dopo, eravamo al Parco Güell.

“Il Parco Güell (in catalano Parc Güell e Park Güell nella sua denominazione originale) è un parco pubblico di 17,18 ettari con giardini ed elementi architettonici situato nella parte superiore della città di Barcellona, sul versante meridionale del Monte Carmelo. Ideato come complesso urbanistico, fu progettato dall’architetto Antoni Gaudí, massimo esponente del modernismo catalano, a carico dell’impresario Eusebi Güell e inaugurato come parco pubblico nel 1926.” (da Wikipedia).

In collaborazione con Morellato – Foto di Federica Ferraioli

Siamo giunti alla fine! Dopo una quasi intossicazione alimentare, dopo aver girato come trottole, dopo essersi subite gli insulti degli spagnoli, siamo finalmente giunti alla fine di questo bellissimo (e stressantissimo) viaggio.

O quasi…

Infatti. Perché stavo dimenticando che, la mia carissima compagna di viaggio Federica, durante la notte, per errore dà un pugno al muro e finisce per distruggere quest’ultimo. Inutile dire per quale motivo, quindi, abbiamo ricevuto gli insulti dai nostri amici della Spagna.